Come si fa un’Analisi SEO di un Sito Web. Completa! E per principianti!

ATTENZIONE! Non stai leggendo un normale articolo di un normale blog, ma i capitoli di un vero e proprio ebook riadattati per il web. Per saperne di più: e-book SEO.

In questo capitolo una guida completa per principianti su come analizzare lo stato di salute di un sito web attraverso la Google Search Console, uno strumento gratuito che ci aiuta ad individuare errori, problematiche e nuove opportunità di crescita, e altri strumenti e metodologie.

Il nostro sito web, che sia un sito nuovo di zecca o un sito navigato e “storico”, si troverà a un certo punto della sua “storia”. Un punto che però è misurabile. Uno stato di “salute” che è fatto di tante componenti:analisi seo dottore

Ecco che qui torna la metafora del dottore. Da dove partire per fare una bella analisi dello stato di salute del nostro sito web? Iniziamo da uno strumento prezioso e gratuito: la Google Search Console.

Google Search Console (ex “Google Webmaster Tools”)

Guarda cosa ti racconta la mia collaboratrice Simona a proposito della Google Search Console:

Eccolo qui, un vero e proprio must. Così must che quando pochi giorni dopo avere messo in piedi il mio sito decisi per pura vanagloria di andare a vedere un po’ su Google Analytics come stava andando e con quali query la gente ci atterrava sopra, mi si aprì subito una pagina di warning:

google analytics search console

Va bene dissi, non ho nessun pregiudizio nei confronti della Search Console, lo faccio subito! Ma… che diavolo è la Search Console?!

Google dice: “Google Search Console è un servizio gratuito offerto da Google che ti consente di monitorare e gestire la presenza del tuo sito nei risultati della Ricerca Google.” E se lo dice Google!

Quello che ti dico io, invece, è:

La Search Console è una cosa a cui devi iscriverti e iscrivere il tuo sito web per monitorare diverse cose che lo riguardano.

Nel corso di questo capitolo e di questo libro capirai perché. Per adesso… fidati!

Piccola noticina: Google Search Console si chiamava – e si è chiamata per 10 anni – fino al maggio 2015 “Google Webmaster Tools” e forse ne avrai sentito parlare con quel nome. Che è successo? E’ cambiato tutto? Hanno fatto un aggiornamento importante delle caratteristiche e delle funzionalità dello strumento? No. Hanno semplicemente pensato che Google Webmaster Tools non è uno strumento per soli webmaster… lo usano e lo possono usare con cognizione di causa anche esperti SEO, piccoli imprenditori, marketer, designer e chi cura un proprio sito per hobby. Quindi per non spaventare i non-webmaster hanno deciso di cambiare il nome in da “Google Webmaster Tools” a “Google Search Console”.

Iscriviti (tu e il tuo sito) alla Google Search Console

Se non l’hai già fatto iscriviti alla Google Search Console.

Lo puoi fare da qui: https://www.google.com/webmasters/

L’unica cosa che ti occorre è un account Google ma sono sicuro che tra Gmail, Youtube, Google maps, Google Drive, etc… di sicuro non ti manca.

Una volta iscritto alla Search Console dovrai aggiungere il tuo sito web cliccando sul bottone rosso in alto a destra “AGGIUNGI UNA PROPRIETÀ” (o “Add a property” se l’impostazione del tuo account è in inglese).

aggiungi una proprietà in Google Search Console

In questo libro non ti spiegherò per filo e per segno tutti i segreti della Search Console né come eseguire passo dopo passo le principali operazioni che ti suggerirò strada facendo. Perché? Perché è inutile reinventare la ruota e la Guida di Search Console – altrimenti detta “Centro di Assistenza di Search Console” – fa già il suo sporco lavoro: https://support.google.com/webmasters?hl=it

Parleremo invece di quello che interessa a noi SEO umanisti.

Cosa ti interessa sapere della Search Console

La Search Console è l’interfaccia attraverso cui comunichi con Google per tutto quello che riguarda il tuo sito web e l’indice di Google. Se hai più di un sito, ricorda che ogni sito sarà diverso, avrà specifiche diverse e anche problemi diversi. Ogni angolino della Search Console ti potrebbe essere utile prima o poi. Tuttavia, le cose che vorrei che tu sapessi se un giorno dovessi lavorare con me non sono poi tante:

Invio sitemap

Ops! Prima di parlare di “invio sitemap” forse avremmo dovuto parlare della sitemap.xml!

Che cos’è una sitemap.xml?

Ci dice Google:
“Una Sitemap è un file in cui puoi elencare le pagine web del tuo sito per comunicare a Google e ad altri motori di ricerca l’organizzazione dei suoi contenuti. I web crawler dei motori di ricerca come Googlebot leggono questo file per eseguire una scansione più efficiente del tuo sito.”
Fonte: https://support.google.com/webmasters/answer/156184

In due parole: è l’elenco delle pagine del tuo sito che ti interessa siano presenti nell’indice di Google.
Vedi anche: http://www.sitemaps.org/it/

A questo punto direbbe la mia collaboratrice:

Ho sempre adorato quando per spiegarmi un termine sconosciuto mi lanciavano una frase che conteneva a sua volta altri termini sconosciuti. Una corsa del topo alla disperata ricerca di capirci qualcosa! Se io, caro Google, ti chiedo cos’è una sitemap e tu per rispondermi mi parli di web crawler e di bot… secondo te come dovrei reagire?

Se anche a te capita lo stesso e nella spiegazione sopra ti sei imbattuto in due termini ignoti, sappi che:

I web crawler spider sono dei robot pieni di zampe che scannerizzano il web allo scopo di mettere ordine tra i contenuti (compreso il tuo sito) creando degli indici ordinati.

I bot sono questi ragnetti e no, non hanno nulla a che fare con quelli che compri in banca per investire i tuoi risparmi!

La sitemap.xml è scritta in XML, un linguaggio (Wikipedia specifica che è un metalinguaggio: https://it.wikipedia.org/wiki/XML) che, anche se artificiale e progettato da quei cervelloni dei “tecnici”, è – te lo prometto – facilmente comprensibile anche a noi umanisti.

Ecco come potrebbe apparire una sitemap di un sito di 3 pagine:

<?xml version=”1.0″ encoding=”UTF-8″?>
<urlset xmlns=”http://www.sitemaps.org/schemas/sitemap/0.9″>
<url>
<loc>http://www.esempio.it</loc>
</url>
<url>
<loc>http://www.esempio.it/chi-siamo/</loc>
</url>
<url>
<loc>http://www.esempio.it/contatti/</loc>
</url>
</urlset>

Comprensibile, no? La sitemap ha poi la possibilità di inserire altri attributi per ogni url elencata:

I più usati CMS (non dirmi che non ti ricordi cosa vuol dire CMS!) hanno tutti uno o più plugin per realizzare una sitemap.xml

Per WordPress: i plugin per la sitemap.xml

Il noto plugin Yoast SEO ha un suo modulino per la sitemap: https://it.wordpress.org/plugins/wordpress-seo/

Se per caso vuoi un po’ più di flessibilità nel configurare la tua sitemap puoi invece vedere Google XML Sitemaps: https://it.wordpress.org/plugins/google-sitemap-generator/

Se non stai usando un CMS per il tuo sito web puoi realizzare “manualmente” una sitemap attraverso questo strumento online: https://www.xml-sitemaps.com/

Una volta scaricata, andrà pubblicata sul proprio sito attraverso un client ftp (che, pur essendo procedura piuttosto semplice, esula un po’ dai fini di questo libro).

Una volta pubblicata, la nostra sitemap avrà il suo bell’indirizzo web. Qualcosa tipo:
http://www.miosito.it/sitemap.xml.

A questo punto siamo finalmente pronti per inviarla a Google tramite la Search Console. Come? Andremo sul menu a sinistra della Search Console: > Scansione > Sitemap … E cliccheremo su “AGGIUNGI/TESTA SITEMAP”.

aggiungi sitemap search console

Ci verrà chiesto a questo punto di inserire l’indirizzo della nostra sitemap e di verificare o inviare.

Perché facciamo tutto questo? Per agevolare il lavoro di indicizzazione di Google e dargli l’“imprint” che desideriamo. Una volta scoperta l’esistenza del tuo sito Google ne farebbe in ogni caso una scansione da solo, solo che per farlo andrebbe a cercarsi i link all’interno delle pagine indicizzate, a partire dalla home page. E va bene che i robots di Google hanno una potenza di calcolo tipica dei computer (tanta) ma devono fare anche l’immenso lavoro di indicizzare le pagine (spesso migliaia) di un miliardo di siti web!

Curiosità: quanti siti web ci sono al mondo?

Ci sono più di un miliardo di siti web al mondo secondo le statistiche di questa pagina web: http://www.internetlivestats.com/total-number-of-websites/

numero totale di siti web

Anche se – si spiega nella stessa pagina – il 75% di questi non sono attivi: sono solo domini registrati.

numero di siti web nel mondo fino al 2015

Errori di scansione

Questa è la seconda cosa che ci interessa della Search Console.

errori di scansione

In questa sezione, che trovi sempre all’interno di “Scansione” nel menù di sinistra della Search Console (lì dove si trova anche la sitemap), Google ci dice quali sono gli URL che non ha potuto sottoporre a scansione o che hanno restituito un codice di errore HTTP.

A questo punto dovremmo parlare dei codici di errore HTTP… e invece non lo faremo! Voglio mantenere la promessa che ti ho fatto all’inizio di questo libro: voglio provare a renderti le cose il più semplici possibile, lasciando i tecnicismi da parte. Se vorrai approfondire le questioni tecniche non ti sarà difficile trovare informazioni utili su internet, qui la mia mission è quella di insegnarti le cose senza farti impazzire, o almeno provarci. Vediamo se ci riesco.

Il rapporto “Errori di Scansione” è diviso in due parti:

  1. Nella parte in alta della pagina trovi “Errori del sito”, che riguarda ancora una volta aspetti tecnici (quali il buon funzionamento del server) che esulano decisamente dalla trattazione di questo libro. Sappi solo che se vedi qualcosa di strano in questi grafici (frequenti errori) sarà il caso di approfondire o farsi aiutare da un “tecnico”.
  2. Subito sotto trovi “Errori causati da URL”. Questa è la parte che ci interessa di più, in quanto si tratta di errori che potremmo avere causato direttamente noi o che comunque potrebbero essere risolti andando a lavorare sui contenuti.

Citiamo direttamente la Guida di Search Console:

“Non tutti gli errori visualizzati in questa sezione richiedono la tua attenzione, ma è importante tenere sotto controllo questa sezione per verificare se esistono errori che possono avere un impatto negativo sugli utenti e sui crawler di Google.”

Gli errori che potremmo trovare qui, soprattutto nella TAB “Non trovato”, riguardano URL che Google ha raccolto scansionando il web ma che non restituiscono alcuna pagina esistente.

Se ad esempio hai una pagina nel tuo sito con una URL tipo www.miosito.it/articoli/il-mio-primo-articolo/ ma qualcuno (tu, ma anche un sito esterno) la linka male e linka l’indirizzo www.miosito.it/aritocli/il-moipirmoatrioclo/ …. Google proverà a seguire il link ma si ritroverà di fronte a un 404 che è il nome in codice di “qualcuno mi ha detto di andare a cercare lì ma lì non c’è niente!”.

Cosa dobbiamo fare se in questa sezione troviamo degli errori?

errore 404 sulla search console

Google, cliccando su ogni singola url della tabella sotto il grafico, ci fornisce alcune indicazioni delle pagine su cui ha trovato il link alla risorsa che conduce a un errore 404.

errore con link da

Se queste pagine si trovano sul nostro sito possiamo andare a controllare se abbiamo commesso qualche errore nell’inserire i link e correggerlo. Se queste pagine si trovano invece su siti esterni… dipende! In alcuni casi non dobbiamo fare niente, in altri è opportuno reindirizzare eventuali utenti alla pagina appropriata.

Chiariamo con un esempio:

Il sito di un tour operator è stato aggiornato: finalmente il nostro tour operator ha il suo bel sito fatto in WordPress con tante belle immagini accattivanti che invoglieranno i potenziali clienti a contattarlo.

Prima il sito era un disastro: vecchio nell’aspetto, non comunicativo, poco usabile e non funzionale.

Anche la struttura delle url era obsoleta, con indirizzi tipo www.sitodiuntouroperator.com/SitoVecchio/PaginaDiUnViaggio358453.html

Lo sviluppatore del sito ha fatto del suo meglio per reindirizzare tutte le vecchie url alle nuove pagine.

Ad esempio, la url qua sopra ora reindirizza in maniera appropriata a www.sitodiuntouroperator.com/tour-a-quel-paese/

Tuttavia gli erano sfuggite alcune url relative a una versione ancora precedente del sito.

Queste url sono ancora presenti in alcuni forum dove clienti contenti del servizio ricevuto hanno lasciato la loro recensione con l’invito a contattare direttamente il tour operator alla pagina: www.sitodiuntouroperator.com/SitoVecchio/PaginaDiContatto987363.html.

Peccato che quella pagina adesso non esista più!

Ecco quindi che è il caso di fare un redirect 301, ovvero un reindirizzamento alla nuova pagina dei contatti: www.sitodiuntouroperator.com/contatti/

Chi arriverà da quel forum ora si ritroverà nella pagina appropriata e non più a brancolare nel buio.

Oltre a correggere eventuali link all’interno dei nostri contenuti e siti web, quello che dobbiamo fare è quindi reindirizzare eventuali pagine non trovate alle pagine più appropriate e in mancanza di esse alla home page (attenzione però a non esagerare). Questo permette anche di trasferire il valore dei link in entrata alle pagine a cui reindirizziamo (ma di questo ne parleremo più avanti nel capitolo dedicato al link building).

Come farlo? Come fare questi reindirizzamenti personalizzati (redirect 301)?

Ci sono diversi modi… che però contemplano l’intervento di un “tecnico”.

Se usiamo WordPress invece possiamo forse cavarcela da soli… ad esempio con il plugin redirection che, oltre a una serie di funzioni interessanti come quella di tenere traccia degli errori 404, ci permetterà in maniera intuitiva di gestire i nostri redirect 301.

La pagina 404

Una pagina 404 è una pagina personalizzabile che compare quando si genera un errore 404. I più brillanti web designer e user experience designer probabilmente sanno che un errore 404 non è solo un errore: è un’opportunità!
Quindi… Non limitiamoci ad avvertire semplicemente l’utente di essere finito in una pagina inesistente… diamogli qualcosa da fare:

  • un box di ricerca dove cercare i contenuti che stava cercando,
  • un bottone di ritorno alla home page,
  • un messaggio da leggere
  • o semplicemente la possibilità di godersi la nostra creatività (o quella del nostro designer).

Cerca su Google “best 404 pages” e troverai numerosi articoli con esempi e idee intelligenti.

Oppure guarda semplicemente qua:

Le migliori pagine 404

pagina 404 simpatica

Link che rimandano al tuo sito

Nel solito menù di sinistra, ma questa volta dentro “Traffico di ricerca”, troviamo il terzo elemento a cui dobbiamo prestare attenzione nella nostra Search Console.

link che rimandano al tuo sito

In questo rapporto Google ci segnala i link del nostro sito trovati da Googlebot (lo “spiderino scansionatore” di Google… ormai l’hai capito, no?) in tutto il web. Si tratta quindi dei link presenti in altri siti web che rimandano al nostro sito.

Ci sono tutti? No. Altrimenti non si spiegherebbe come mai altri strumenti online (ne parleremo nei capitoli dedicati al link building) trovano link che non vengono segnalati in questo rapporto.

Ora… lasciandoti il divertimento di “smanettare” e scoprire le varie sezioni di questo rapporto – se proprio senti il bisogno di leggere le istruzioni prima di sbatterci la testa (ma io ti consiglierò sempre il procedimento contrario) vai qui: https://support.google.com/webmasters/answer/55281?hl=it – permettimi invece di dirti cosa troverai in questo rapporto:

 

 

Il rapporto “Link che rimandano al tuo sito” ci servirà anche nella malaugurata ipotesi che il sito sia stato colpito da una penalizzazione. In questo caso dovremo pulire il nostro link profile (il profilo dei link, cioè l’insieme dei link che rimandano al tuo sito), soprattutto in caso di penalizzazioni manuali…

Azioni manuali

Un pochino più sotto a “Link che rimandano al tuo sito” trovi “Azioni manuali”, dove vengono segnalate eventuali penalizzazioni non algoritmiche ricevute dal tuo sito. Un’azione manuale non è infatti il prodotto di un algoritmo ma di una persona in carne e ossa (la Guida di Search Console la chiama col terribile termine di “revisore”) che ha deciso di dare un cartellino rosso al sito web in questione.

Quasi sempre in questa sezione ci imbatteremo in una breve e rassicurante frase:

nessun intervento manuale antispam trovato

Nessun intervento manuale antispam trovato.

Questo significa che possiamo dormire sonni tranquilli.

In caso contrario la schermata sarà un po’ diversa:

link non naturali

… e in questo caso saranno purtroppo necessari dei dolorosi interventi.

Potrebbe essere necessario, ad esempio, fare una lunga analisi e chiedere ai webmaster dei siti non pertinenti (che non c’entrano niente col nostro) che ci linkano di rimuovere il link (o i link) verso il nostro sito. Oppure, molto più probabile, dovremo eliminare tutti i link a pagamento o che “puzzano” di pagamento; infatti (caso mai non lo sapessi tatuatelo bene sulla fronte) Google non permette di pagare altri siti per inserire link allo scopo di manipolare il posizionamento del nostro sito web.

Ne riparleremo nel capitolo dedicato al link building… ma ti ricordi la metafora del SEO dottore? Ecco: il mio consiglio è di rivolgersi a un bravo SEO dottore nel caso sia necessaria una ripulitura del profilo dei link. Perché avere una penalizzazione sul groppone e competere nel mercato per le prime posizioni su Google è come andare a correre con 40 di febbre e una palla al piede i 100 metri piani (un’altra metafora, abbiate pazienza!).

Analisi delle ricerche

È con la prima voce di “traffico di ricerca” che finalmente arriviamo alle cose succulente.
Prima di continuare, permettimi due righe di storia della SEO.
C’era una volta il rapporto sulle parole chiave di Google Analytics… Non è vero. C’è ancora ma è quasi totalmente inutile. Perché? Perché Google ha reso praticamente impossibile capire con precisione con quale parola chiave un utente arriva sul nostro sito. Una volta invece si poteva e spesso ci si faceva anche delle belle risate spulciando tra le piccole assurdità e le dolci ingenuità con cui gli utenti fanno le loro ricerche su Google. Bei tempi!
Bing e Yahoo ce lo permettono ancora, ma su Google questo non è (quasi) più possibile e se mi hai seguito fino ad ora sai che Google nel nostro paese copre il 95% delle ricerche.
Se però da una parte ci ha tolto, dall’altra ci ha dato qualcosa di nuovo.
Il rapporto “Analisi delle ricerche” ci fornisce dati preziosi sull’attuale posizionamento del nostro sito, dati che utilizzeremo per realizzare la nostra campagna SEO e misurarne in seguito le performance.
Da cosa cominciare? Da come appare il rapporto alla prima schermata, quando cioè ci clicchiamo dal menù di sinistra o dalla dashboard:analisi delle ricerche

Quello che vedremo, in un sito decorosamente visitato, è un grafico che riporta il numero di click totali e una tabella dove sono contenute nella colonna di sinistra le query (parole chiave) e in quella di destra il numero di click che il nostro sito ha ricevuto per ciascuna di esse. Dati indubbiamente interessanti. Ma si può fare di meglio! Se infatti spuntiamo le caselle a fianco…

analisi delle ricerche caselle da spuntare

… avremo anche i dati relativi a impression, CTR e posizione!

Di cosa stiamo parlando? Prendiamo il caso del sito qui sopra.

Al quarto risultato c’è un’interessante query piuttosto specifica che ha portato 19 click: “smettere di fumare benefici sessuali” (usiamo un esempio “forte”, così ti rimarrà impresso! 😉 )

Simuliamo il comportamento di un utente che cerca su google proprio quella parola chiave:

analisi di una serp

Al momento in cui scrivo il sito oggetto della nostra analisi si trova in prima pagina. Nel momento in cui l’utente fa questa ricerca e si ritrova una lista di 10 siti tra cui anche il sito oggetto della nostra analisi… questa è una impression (bizzarramente italianizzata in “impressione”): il nostro sito è infatti comparso nella pagina dei risultati di Google.

Impression: il numero di volte che una “cosa” (pagina web, link, banner, annuncio, prodotto, foto, video, post, tweet…) viene visualizzato dagli utenti internet in un determinato contesto. Nel caso in questione si riferisce a quando un risultato di Google viene visualizzato all’interno di una SERP. Ma il termine viene usato anche per gli annunci AdWords visualizzati nelle SERP o in altri siti web, per i banner visualizzati all’interno delle pagine web, per gli annunci di Facebook visualizzati nello stream di Facebook o nella sua colonna laterale…

Attenzione però, un’impression non è (ancora) un click! Quando l’utente, dopo averlo visualizzato, decide di cliccare proprio su quel risultato… allora non è più solo un’impression ma diventa un click (clic)!

Se abbiamo impression e click… avremo anche il CTR.

CTR (Click-Through Rate): la “Percentuale di clic” in italiano, determinata dal rapporto tra numero di click e numero di impression. Se il mio annuncio (nel caso qua sopra descritto, il risultato del mio sito web sulle SERP di Google) appare 1000 volte (in un determinato lasso temporale) e viene cliccato 100 volte il mio CTR sarà del 10%.

La posizione, infine, si riferisce al punto occupato nel ranking di Google: nel caso sopra descritto il sito web oggetto della nostra analisi si trova in sesta posizione per quella data parola chiave(e per quella specifica ricerca fatta da quella persona da quella posizione geografica etc… come vedremo a breve).
Se spuntiamo tutte e quattro le caselle, avremo una tabella che apparirà più o meno così:

tabella analisi ricerche

Un sacco di dati interessanti!
Ma all’atto pratico, a cosa mi serve questa tabella? Lo vedremo presto, per adesso ti anticipo solo due trucchetti utili:

1) Ottimizzare per le parole chiave con alto numero di impression e basso CTR

Ordina la tabella per impression cliccando sul titoletto della colonna:
ordinare analisi ricerche per impressionQuesto ti mostrerà le parole chiave dove al momento ci sono le maggiori opportunità per il tuo sito. Ora cerca nella colonna del CTR i valori più bassi. Il CTR si abbassa man mano che la posizione (ultima colonna) si alza, è naturale: gli utenti tenderanno a cliccare sul primo, o sui primi risultati della pagina di Google. Tuttavia possiamo fare in modo di provare a ottimizzare il CTR cercando di attirare l’attenzione sul nostro risultato e invitando gli utenti a cliccare quello piuttosto che un altro degli altri nove nella stessa SERP. Come? Se non c’è una pagina ottimizzata per quella specifica query… creando innanzitutto quella pagina! Altrimenti: ottimizzando title, meta description e microdata. Vedremo come in un prossimo capitolo.

2) Ottimizzare per le parole chiave con alto numero di impression che si trovano oltre la prima pagina

Un bassissimo numero di utenti decide di proseguire oltre la seconda pagina dei risultati. La maggior parte degli utenti (nella stragrande maggioranza delle ricerche) rimane su qualche risultato in prima pagina o al massimo prova ad affinare la sua ricerca se non trova quello che sta cercando. Questo significa che se troviamo in questo rapporto le parole chiave che si posizionano oltre la prima pagina (valore superiore a 10) e che mantengono alto il numero di impression…

parole chiave alto numero impression oltre prima pagina

possiamo aspettarci un sensibile miglioramento nel momento in cui portiamo quel risultato in prima pagina. Come? Beh… lo vedremo nel corso del libro! Ricorda una cosa però:

Ci dovrà essere sempre una risposta appropriata alla domanda di un utente, ci dovrà essere sempre una pagina che (cor)risponda nella maniera migliore a quella determinata parola chiave. Se non c’è… creala!

Alla luce dell’ultimo suggerimento potresti chiederti… “Non c’è modo di filtrare solo i risultati che si trovano oltre la prima pagina?”
Risposta: Sì, il modo c’è. Ma bisognerà scomodare Google Analytics:

analisi ricerche google analytics

Perché, come ti faceva notare la mia collaboratrice all’inizio di questo capitolo, Google Search Console può essere collegato a Google Analytics e questo collegamento ci sarà utile proprio perché possiamo importare i dati del rapporto “Analisi delle ricerche” su Google Analytics. Solo che di Google Analytics parleremo più approfonditamente nel capitolo 3 Assess dedicato alla misurazione dei risultati delle nostre azioni.

Site: e altre analisi

Ci sarebbero un sacco di analisi da fare in un sito web, ma molte di queste sono davvero tecniche e questo vuole essere un ebook comprensibile e digeribile anche a chi è allergico alle “tecnicherie”. So che sei terrorizzato all’idea che da un momento all’altro io possa snocciolarti termini e concetti incomprensibili, caro lettore, ma davvero puoi rilassarti. I controlli che ho selezionato puoi benissimo farli da solo anche tu.
Se invece vuoi dare un’occhiata a qualcosa di più completo anche dal punto di vista tecnico prova a leggere questo: Analisi SEO del sito: 68 controlli tecnici da fare prima di tutto.

L’operatore site:

L’operatore “site:” ci permette di vedere quante pagine indicizzate Google ha del nostro sito.
Per fare questa ricerca andiamo su Google e digitiamo nel box “site:www.nostrosito.it” o “site:nostrosito.it” (attenzione a non mettere lo spazio tra “site” e i due punti).

Il risultato della ricerca non solo ci consente di vedere tutte le pagine indicizzate del nostro sito ma ci dà anche un’indicazione della loro importanza.
Idealmente vedremo tutte le pagine che abbiamo pubblicato, ben ordinate dalla più importante alla meno importante, ognuna con il suo titolo e la sua descrizione (ed eventuali altri microdati) appropriati.

Idealmente.

Perché potrebbe succedere in realtà una miriade di altre situazioni.
Provo a elencare le più probabili (e a suggerire soluzioni e aree di intervento):

  1. Ci sono troppe pagine indicizzate!
    Le pagine indicizzate da Google… quel numerino che compare prima della lista dei risultati…
    troppi risultati
    … potrebbe essere decisamente superiore alle pagine che abbiamo pubblicato! Cosa può essere successo? Abbiamo forse esagerato con tag e categorie nel nostro blog (ne parleremo presto in un capitolo apposta)?
    Il nostro CMS sta creando confusione generando un gran numero di pagine duplicate?
    Per scoprirlo dobbiamo spulciare l’indice di Google (ovvero guardarci i risultati che Google ci fornisce per la ricerca con l’operatore site: applicata al nostro sito) e cercare di capire quali e quanti sono i risultati obsoleti.
    Se usiamo wordpress è probabile che il CMS crei delle pagine per ogni immagine che abbiamo caricato nei nostri post. Pagine che però molto probabilmente sono inutili, mentre noi vogliamo tenere l’indice di Google del nostro sito pulito e ben ordinato! Il plugin Yoast SEO ci aiuta a farlo:
    yoast seo plugin redirect immagini
  2. Ci sono poche pagine indicizzate e/o non vengono indicizzate determinate pagine
    Ti ricordi il discorso sulla sitemap? Torna su e fai quello che devi fare!
    Controlla che le pagine che vuoi che vengano indicizzate da Google siano incluse nella sitemap.xml.
    L’hai fatto? Hai aspettato almeno mezz’ora per controllare? E un giorno? Se è da una settimana che aspetti, allora c’è da preoccuparsi (puoi anche usare questo strumento ma ne parleremo in seguito).
    Alcune cause:
    a) La sitemap potrebbe avere degli errori (ma l’apposito report della Search Console dovrebbe dirtelo).
    b) La navigazione del tuo sito non funziona bene, magari “gira” solo con javascript (lo so, sto parlando arabo… “tecnico!!! Aiuto!!!”);.
    c) Ci sono più di 300 link nelle pagine importanti (non dovrebbe essere più un problema… ma meglio andare sul sicuro).
    d) Alcune pagine si trovano solo a più di 4 click dalla home page (ovvero per arrivarci un utente deve, partendo dalla home page, cliccare almeno 4 link diversi).
    e) Il robots.txt sta bloccando alcune pagine (se le pagine sono comunque incluse nella sitemap l’errore dovrebbe comparire nel solito report della Search Console).
    f) Il sito sta avendo grossi problemi di down del server ed è spesso irraggiungibile (soluzione: chiedere aiuto a un tecnico o cambiare server, piano di hosting o hosting provider)
    g) … diversi altri problemi che potrai magari ricercare e approfondire qui.
  3. La home page non è la prima pagina che compare. Anzi: la home page è scomparsa!
    Questo può essere il sintomo di qualcosa di molto grave: una penalizzazione o un malfunzionamento grave del server. Rivolgiti subito a un “SEO tecnico”!

L’operatore site: non viene usato solo per un intero sito.

Possiamo usare l’operatore site: per vedere se una determinata pagina è stata indicizzata…

controllo pagina indicizzata

O per vedere se un’intera sezione di un sito è stata indicizzata (o quante pagine di questa sezione sono state indicizzate):controllo cartella site

O anche un sottodominio!

controllo sottodominio

E perfino di un dominio di primo livello (ovvero i .it, .com, .net, etc…):

controllo dominio primo livello

E quando Google non ha indicizzato la pagina, il sito o la sezione che stiamo controllando?
Ecco cosa vedremo:

pagina non indicizzata

Non ti dimenticare del site:

Rimarrà solo un capitoletto letto se non metterai subito in pratica quanto letto! E magari pure ti scorderai del site: lo prossima volta che invece ti tornerà utile.
Vai subito su Google e prova ad utilizzare il site: per

  • Il tuo sito web;
  • Il sito web di un tuo competitor, collega, amico o conoscente.
  • Un sito web immenso (tipo repubblica.it, amazon.com, wikipedia.org, youtube.com)
  • Un singolo articolo.
  • Una sezione di un sito web.

Velocità del sito

La velocità di caricamento del sito (e delle singole pagine) non è solo uno dei leggendari 200 fattori a cui abbiamo accennato… ma è un fattore di ranking di cui siamo sicuri (ce l’ha detto Google! Ce l’hanno detto i suoi “rappresentanti” e “portavoce” ufficiali in diverse dichiarazioni ufficiali) ed è probabilmente un fattore anche piuttosto importante.
Purtroppo è anche un fattore che ci costringe a collaborare con un “tecnico”, in quanto la velocità di caricamento del sito e delle pagine viene determinata da un insieme di fattori che risiedono in parte nel servizio di hosting e in parte nel codice del sito e delle pagine (le uniche cose che possiamo controllare sono – e le vedremo – le immagini e la pulizia del codice dei “testi”).
Un controllo possiamo comunque farlo anche da soli, osservando come le pagine del nostro sito superano i seguenti test:

Testa la velocità del tuo sito… e non solo!

Usando i due strumenti online che vedi qui sopra prova a testare:

  • La homepage del tuo sito.
  • Almeno una delle pagine del tuo sito (prendi “la più semplice”, se hai un blog testa anche un articolo, le pagine di categoria, quelle dei tag, ecc…).

Molto probabilmente vedrai alcuni dati che non riuscirai a interpretare: dimenticali. Quello che devi fare in questo esercizio è solo cercare di capire se questi due strumenti ti stanno dando un buon punteggio o meno… e come è messo il tuo sito nei confronti dei tuoi concorrenti.

La seconda fase dell’esercizio è infatti quella di testare i tuoi competitor!

Il Profilo dei Link

Di link e profilo di link parleremo approfonditamente nel capitolo dedicato – appunto – al link building.
Anche a questo livello di analisi del sito è però importante avere un’idea di quali e quanti siano i link in entrata e della loro qualità.
Abbiamo già affrontato questo argomento analizzando il rapporto “Link che rimandano al tuo sito” della Search Console. Ci sono tuttavia altri strumenti che possiamo usare, ad esempio:

Utilizziamo il primo per fare questo esercizio:

Esercizio: il tuo profilo dei link… e quello dei tuoi competitor!

Vai su https://majestic.com/ e inserisci l’indirizzo del tuo sito nel box di ricerca:

inserisci sito majestic

Analizzeremo in dettaglio le varie sezioni del report di Majestic in seguito, per il momento prendi semplicemente nota dei valori di…

  • TRUST FLOW (in alto a sinistra)
    trust flow
  • CITATION FLOW (in alto a destra)
    citation flow
  • External Backlinks, Referring Domains, Referring IPs, Referring Subnets
    backlinks
  • Torta degli anchor text (in basso a destra):
    torta anchor text

La prima cosa che devi capire è che molto probabilmente questi dati non vogliono dire niente da soli. Per fargli acquisire un senso, dovrai fare un’analisi con Majestic di almeno due siti dei tuoi competitor e confrontare i risultati con il tuo.

Congratulazioni! Sei arrivato alla fine di questo lunga guida su come si fa un’analisi SEO di un sito web (ad livello non tecnico). Ora non ti resta che fare la cosa più importante: praticare. Solo la pratica ti farà ottenere quell’esperienza e quella sicurezza che farà di te un vero professionista. Ma questo è un punto che sottolineerò nel corso di tutto il libro.


2 Commenti

  1. Paola ha detto:

    Finalmente una guida SEO semplice e interessante. Grazie per avere condiviso queste informazioni!

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